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I costi del BIM

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I costi per la PA tra software e corsi di formazione


Un conto salato, da circa 450 milioni di euro, che ricadrà su tutte le 32mila stazioni appaltanti italiane, Comuni compresi. il Building information modeling (BIM), la nuova metodologia di organizzazione del processo edilizio che consentirà di digitalizzare i nostri cantieri, a partire dai progetti.


Per fare qualche calcolo sui costi che è necessario affrontare, bisogna partire dalle spese di formazione, dal momento che tutte le amministrazioni, alla luce del nuovo decreto, dovranno avere almeno una persona in grado di orientarsi nel mondo del BIM. Il ché, si badi bene, non significa che dovranno avere una persona in grado di progettare, ma di una persona quantomeno capace di comprendere i progetti.

In qualsiasi caso, il costo di un corso di formazione di 180 ore può aggirarsi intorno ai 2.400 euro a persona. Che salgono di molto per un master comprensivo di stage: in questo secondo caso parliamo almeno di 6.500 euro. Ma – ripetiamo – non è detto che un progettista BIM serva a tutte le PA.

Oltre ai costi legati alla formazione affiora, poi, il capitolo dei software: in questo caso il principio è che le amministrazioni dovranno essere tutte in grado di avere alcune funzionalità base, diverse dalla progettazione. Dovranno, cioè, essere tutte abilitate a visualizzare i modelli BIM e a verificare i progetti contenuti nei file. Altre funzionalità più avanzate consentiranno di gestire i computi metrici, gestire in BIM l’immobile nel corso della sua vita e, ovviamente, progettare in BIM all’interno della pubblica amministrazione.

In questo caso, le stime più accreditate del ministero delle Infrastrutture parlano di 6.800 euro per le licenze di un pacchetto base di software. Con le funzionalità legate ai computi metrici, si arriva a 12 mila euro, come anche per la gestione dell’immobile. I costi più alti riguardano la progettazione: circa 37 mila euro all’anno. Teniamo in considerazione una cosa importante: le spese per licenze sono annuali.


L’impatto sui Comuni e la gradualità degli obblighi


Alla luce di ciò va ovviamente messo in evidenza il seguente concetto: l’utilizzo del BIM porterà senza dubbio, a fronte dell’investimento iniziale, risparmi notevolissimi nel tempo. Basta solo considerare quanto l’impatto del Building information modeling possa aiutare le amministrazioni a rispettare i cronoprogrammi e a non sforare i preventivi sui costi.

Detto questo, però, c’è anche da considerare l’investimento iniziale. Non è un caso che siano soprattutto i Comuni ad essere preoccupati per l’arrivo del decreto del Ministero delle Infrastrutture che fisserà gli obblighi. A loro toccherà trovare risorse nelle pieghe dei bilanci, in assenza di incentivi da parte del Governo.

Ricordiamo però che gli obblighi di utilizzo del BIM, previsti nel decreto, saranno graduali. L’obbligo scatterà dal 1° gennaio 2019 per le sole opere di importo superiore a 100 milioni. Si passerà poi – dal primo gennaio 2020 – alle opere di importo superiore a 50 milioni. E gradualmente a tutte le altre opere dal 2025.


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