Codice Appalti Pubblici: introduzione alla normativa

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Il “Codice appalti“, o “Codice degli appalti“, è un decreto legislativo che reca le norme del Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, in attuazione delle più recenti direttive comunitarie. Si tratta pertanto di un testo normativo che disciplina i contratti della pubblica amministrazione. Cerchiamo quindi di comprendere quali siano i principi fondamentali di tale codice, e quali sono i suoi aspetti di utilizzo e di fruizione.

Codice appalti: dove viene utilizzato

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Il Codice appalti viene utilizzato prevalentemente per disciplinare in maniera univoca e trasparente l’esecuzione di opere pubbliche, lo svolgimento di servizi, il reperimento delle forniture che sono ritenute necessarie per il perseguimento di obiettivi istituzionali degli enti pubblici, e l’individuazione di un socio privato di società pubbliche.

Le motivazioni che hanno condotto alla redazione e al successivo utilizzo del codice sono facilmente intuibili: la necessità di recepire le direttive comunitarie (prevalentemente, quelle del 2004 sugli appalti ordinari e quelli sui settori speciali, come acqua ed energia), e la necessità di arrivare a una sistematizzazione e semplificazione dei numerosi interventi legislativi che nel corso degli anni hanno reso più complessa la materia.

Codice appalti: come è composto

Il Codice appalti è composto da più di 250 articoli e da un regolamento di attuazione, in grado di rappresentare il principale punto di riferimento nella disciplina dei contratti pubblici. La sua suddivisione prevede cinque parti fondamentali: i principi e le disposizioni comuni, la disciplina dei contratti nei settori ordinari, i contratti nei settori speciali, il contenzioso e le disposizioni di coordinamento, finali e transitorie.

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Codice appalti: un evidente cambio di orientamento

Tra le caratteristiche più evidenti dei codice appalti vi è certamente il cambiamento parziale della prospettiva di osservazione dei rapporti tra pubblico e privato. Una “piccola” rivoluzione rispetto alla più complessa normativa previgente, che favorisce non solamente l’interesse pubblico finanziario dell’amministrazione che appalta, quanto anche una serie di interessi generali come, ad esempio, la valutazione dell’importanza strategica dei contratti pubblici per l’ambiente e per la concorrenza in ambito europeo.

Codice appalti: il perno del principio di proporzionalità

Vero e proprio perno di tutto il codice appalti è il rispetto del c.d. “principio di proporzionalità“, che indica – su ispirazione comunitaria, recepita dal legislatore nazionale che, peraltro, ben conosceva in altri contesti l’applicazione puntuale del criterio – che ogni provvedimento adottato sia “necessario e adeguato” rispetto agli scopi perseguiti. Pertanto, nell’appalto, l’appaltante non potràp che ricorrere ai provvedimenti che meno turbano l’esercizio dell’attività economica.

Sotto una diversa visione, il principio di proporzionalità punta a contenere il criterio più ampio della discrezionalità dell’amministrazione appaltante, la quale non potrà che valutare le esigenze alla base dell’appalto alla luce di tale principio. Tra le varie declinazioni dello stesso, uno dei più importanti è certamente quello relativo alla proporzionalità dei requisiti di partecipazione che sono individuati nel bando di gara.