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Controlli sugli appalti, l'abolizione dell'AVCP e il passaggio all'ANAC

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Tra le misure attuate negli anni dal legislatore italiano per cercare di migliorare la propria azione incisiva nei confronti del contrasto alla corruzione negli appalti, si annovera la riorganizzazione degli organismi di vigilanza attraverso l'abolizione dell'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture (AVCP), disciplinata in precedenza dall'art. 6 del Codice dei contratti pubblici (d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163), e il passaggio delle relative funzioni all'Autorità nazionale anticorruzione e per la valutazione e la trasparenza (ANAC - maggiori dettagli su Anticorruzione.it), prevista dall'art. 13 del d.lgs. 27 ottobre 2009, n. 150 (e conosciuta comunemente come "Autorità nazionale anticorruzione").

Articolo 6 Codice degli appalti pubblici. Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture

(art. 81.2, direttiva 2004/18; art. 72.2, direttiva 2004/17; art. 4, legge n. 109/1994; art. 25, co. 1, lett. c), legge n. 62/2005)

Come disposto dall'articolo 19 (7) del decreto legge 24 giugno 2014, n. 90 convertito con modificazioni dalla legge 11 agosto 2014, n.114 , dal 25 giugno è soppressa l'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture con la decadenza dei relativi organi. I compiti e le funzioni svolte dall'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture sono trasferiti all'Autorità nazionale anticorruzione e per la valutazione e la trasparenza (ANAC).

Testo completo articolo 6 Codice degli appalti sulla Gazzetta Ufficiale

Attraverso tale passaggio di competenze, appare chiaro come il legislatore abbia voluto cercare di accorpare presso un solo soggetto tutte le funzioni precedentemente tipiche delle due Autorità e, oltretutto, fornire un segnale palese sulla necessità di "rivedere" la sostanza delle attività svolte dalla vecchia AVCP, e la sua aleatoria utilità nell'ambito di alcuni recenti episodi di cronaca come gli appalti Expo a Milano, e Mose a Venezia.

In particolare, l'AVCP si era presentata come una sorta di "evoluzione" della precedente Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici (di cui all'art. 4 della l. 11 febbraio 1994, n. 109), i cui compiti spaziavano dalla vigilanza sull'economicità dei lavori pubblici fino all'accertamento dell'esecuzione dei lavori in relazione al potenziale danno che da ciò può derivare all'erario pubblico. Vari ed eterogenei anche i poteri, che spaziavano da quelli sanzionatori alla possibilità di domandare informazioni, chiarimenti e documenti sulle procedure di affidamento dei lavori pubblici.

Art.6 Codice appalti controllo sugli appalti.jpgIl passaggio dall'AVCP all'ANAC costituisce un'ulteriore evoluzione del complesso sistema di contrasto alle "cattive pratiche" sviluppatesi nei decenni in Italia, cercando di istituire un ente che possa più efficacemente vigilare per poter prevenire la corruzione negli appalti (e non solo) e creare una rete collaborativa nelle amministrazioni pubbliche, incrementando nel contempo l'efficienza nell'utilizzo delle risorse, e riducendo - dall'altra parte - i controlli formali (valutati come tra gli elementi più evidenti per l'aumento dei costi della pubblica amministrazione, senza che, in contropartita, vi sia un concreto valore per i cittadini e per le imprese).

Operativamente, il passaggio è coinciso con il passaggio di dipendenti e risorse finanziarie dalla vecchia alla nuova struttura, con contemporanea previsione di riduzione delle spese di circa il 20%. Per quanto attiene invece una panoramica su competenze e funzioni, giova ricordare che, anzitutto, sono stati trasferiti all'ANAC i poteri di vigilanza ben noti, e già definiti dal Codice dei contratti pubblici. Pertanto:

  • vigilanza sul rispetto delle regole della concorrenza;
  • vigilanza sul rispetto dei principi di correttezza e trasparenza delle procedure di gara e di efficiente ed economica esecuzione dei contratti;
  • possibilità di segnalare a Governo e Parlamento fenomeni gravi di inosservanza e applicazione distorta della normativa in vigore sui contratti pubblici;
  • proporre al Governo modifiche sulla disciplina dei contratti pubblici;
  • avviare accertamenti ispettivi;
  • esercitare poteri sanzionatori (pecuniari e interdittivi).

All'ANAC sono state inoltre attribuite le funzioni di gestione della Banca dati nazionale sui contratti pubblici, già sorta nel 2012 all'interno dell'AVCP in qualità di database di tutti i dati riguardanti le amministrazioni aggiudicatrici, le gare di appalto indette, le imprese concorrenti, i contratti stipulati.

In aggiunta ai "vecchi" poteri sanzionatori di cui all'AVCP, infine, all'ANAC sono stati attribuiti poter maggiormente incisivi, come quelli di commissariamento dei singoli appalti sospetti. Un "rafforzamento" sanzionatorio che, a parità di identiche competenze ispettive, e in aggiunta alla rinnovata struttura, dovrebbero comportare uno sviluppo dell'efficacia dell'azione valutativa.

Se ti interessa approfondire l'argomento puoi leggere anche il nostro articolo sulla Soppressione dell'AVCP.